Super Street Fighter II Turbo HD Remix

Un secco accordo di chitarra elettrica esce tuonando dalle casse del nostro televisore e subito noi fan della serie riconosciamo quella melodia. Il brano che ha sempre fatto da sfondo allo stage di Ken Master è tornato più aggressivo che mai, e mentre Ryu e Akuma caricano le loro Hadoken, sembra voler dire: “Attenzione! Street Fighter è tornato… e (anche) questa volta si fa sul serio!”
NELLA BOTTE VECCHIA C’ E’ IL VINO BUONO
Super Street Fighter II Turbo si ripropone su Xbox 360 e Ps3 (versione provata) con una nuova veste ad alta risoluzione fino a 1080p. La grafica è di ottima fattura, ora ancor più ricca di colori e carica di dettagli ma la Capcom sembra non essersi voluta spingere oltre. Se infatti i personaggi e i fondali hanno beneficiato di un massiccio re-styling, la stessa cosa non si può dire per le animazioni che sono rimaste le stesse del 1994. Tuttavia questo non è per forza un male, anzi! Può non sembrare ma Super Street Fighter II Turbo è un picchiaduro molto tecnico dove l’attenzione alle distanze e al giusto tempismo nell’esecuzione delle tecniche sono fondamentali per vincere gli scontri; lasciando inalterate le animazioni, gli appassionati di vecchia data potranno in poco tempo ritrovare lo stesso identico feeling dell’ originale e fare subito incontri di alto livello. Ritroveremo dunque gli stessi personaggi carismatici (sedici più Akuma) che hanno fatto la storia di questa serie e le stesse meccaniche, senza modifiche, con i suoi pregi (tanti) e difetti.
Ma allora potrebbe sorgere una domanda: era davvero necessaria questa nuova versione HD Remix?
L’arrivo quasi in contemporanea con Street Fighter IV fa pensare che sia stata più una semplice operazione di marketing per “scaldare i motori”, ma ciò non toglie che Super Street Fighter II Turbo HD Remix sia (insieme a SFIV) il miglior picchiaduro bi-dimensionali disponibile attualmente per le console di nuova generazione (e forse non solo quelle). QUALCOSA DI NUOVO C’E’…
Oltre alla ormai immancabile modalità
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di Emanuele Cabrini