Gears Of War

Recensione Gears Of War - Un proverbio molto famoso dice che l’apparenza inganna. Per certi aspetti questo modo di dire può essere accostato anche a Gears Of War, uno shooter in terza persona uscito dapprima (nel 2006) per Xbox 360, e in seguito (nel 2007) adattato su PC. A giudicare dalla copertina, dal look da duro del protagonista, e da altre caratteriste che andremo tra poco ad elencare,  il titolo di Epic Games può tranquillamente sembrare il solito videogioco di guerra fatto di tanto “gore”, mostri da crivellare e poco cervello. Ma non è proprio così…
COPRIMI!
Partiamo subito da quell’elemento che innalza l’opera di Epic Games al rango di quei videogiochi che, se non altro, hanno avuto il merito di aver portato una ventata d’aria fresca al genere cui appartengono:  infatti, prima di Gears Of War, mai un gioco per console aveva dato così tanta importanza al sistema di coperture. Dunque niente più incondizionato vagare nei livelli, sicuri di non morire prima di vedere l’energia scendere a zero.
Al contrario in Gears Of War è essenziale ripararsi continuamente dai proiettili, sfruttando tutte le strutture (mura distrutte e quant’altro) che possono offrirci una temporanea protezione. Uscire infatti allo scoperto, in molti casi si rivela una mossa azzardata, che, soprattutto selezionando un livello di difficoltà più impegnativo, sotto il fuoco nemico ci farà resistere soltanto pochi secondi.
Per fortuna gli sviluppatori hanno ideato un buon sistema di controllo, abbastanza immediato e simile a quello dei più comuni FPS. Al tasto “A” è affidata di dafault l’azione di accostarsi ad un riparo; insieme alla direzione scelta con la leva analogica sinistra è possibile spostarci agilmente da un riparo all’altro. Talvolta capita che il nostro alter-ego non finisce nella zona che avevamo pensato di raggiungere, ma questo avviene soprattutto nelle situazioni più frenetiche, dove abbiamo poco tempo per riflettere. Ad ogni modo sono stati inseriti molti check-point che, anche in caso di errore, impediscono al giocatore di dover ripercorrere troppa strada.
CI VUOLE QUALCOSA IN PIU’
L’idea delle coperture è certamente qualcosa di intelligente ed innovativo, ma Gears Of War rimane un titolo fortemente improntato all’azione, in cui, in fin dei conti, l’unica cosa che dobbiamo fare è sopravvivere tra un combattimento e l’altro facendo a pezzi tutte le mostruosità che ci sbarrano la strada.
A questo punto, per quanto riguarda il single player, ciò che in parte salva il giocatore dalla noia è la non troppo elevata longevità della quest principale, e soprattutto l’attendo design dei livelli e delle battaglie. L’architettura e la disposizione degli edifici e dei ripari è piuttosto varia, e questo aiuta decisamente a rendere gli scontri meno ripetitivi.
Discorso a parte per il multiplayer che, oltre a permetterci di affrontare la modalità storia in cooperativa con un amico, offre la possibilità di realizzare interessanti match umani contro locuste. Per avere un’idea del successo riscosso dalla componente online di Gears Of War, basti pensare che su Xbox Live è stato il primo titolo a superare Halo 2 in termini di gradimento “BATTITERRA!”
L’innovativo sistema di Gears Of War ha necessitato anche di un adattamento dell’intelligenza artificiale. I nemici non hanno certo la parvenza di essere dei cervelli particolarmente illuminati (spesso ci apostrofano con insulti piuttosto ridicoli), ma sanno sfruttare anche loro le coperture, e solo alcuni di essi si lanciano verso di noi come dei kamikaze.
Analoga situazione per i nostri alleati: in Gears Of War infatti non saremo mai da soli e, anche in single player, saremo sempre in compagnia di almeno un altro soldato. Precisiamo però che quando la squadra è al completo (cioè con quattro elementi) la difesa è piuttosto compatta; quando invece siamo solo con un altro marines, questi si comporta in modo ingenuo, disubbidendo ai nostri ordini e andando inspiegabilmente a finire tra le braccia di nemici armati fino ai denti.
MA DA DOVE VENGONO?
Per esprimere in poche parole il valore del comparto grafico (e sonoro) di Gears Of War è sufficiente dire che dalla critica è stato considerato per molto tempo come il titolo con la migliore qualità tecnica per le console di nuova generazione.
Veniamo ora a parlare della parte narrativa, volutamente lasciata per ultima in quanto poco significativa e poco curata. La scarsa attenzione a questa componente si evince anche dal fatto che  per sapere qualcosa in merito alla storia che fa da sfondo a Gears Of War dobbiamo necessariamente ricorrere al manuale di istruzioni (il gioco infatti non ha nessuna sequenza introduttiva). Le Locuste, inizialmente considerate solo un espediente per terrorizzare i bambini, hanno invece scavato tunnel sotto tutte le città del pianeta (la Terra?) per poi sferrare un attacco a sorpresa.
Per difendersi dall’emersione dell’Orda, la razza umana è stata costretta ad usare armi chimiche e raggi laser orbitali e distruggere intere città. I sopravissuti si sono rifugiati nell’altopiano Jacinto, ma quando anche questa roccaforte è stata espugnata, il soldato Marcus Fenix preferì disobbedire agli ordini per cercare di salvare suo padre.
Rinchiuso con l’accusa di insubordinazione, l’avventura di Marcus inizia con la fuga dal penitenziario a seguito dell’arrivo di una nuova ondata di Locuste.
Gears Of War è un titolo che ha introdotto nuove meccaniche nel mondo degli shooter. Il sistema di coperture lo hanno reso un  titolo capace di incuriosire non solo gli appassionati del genere, ma anche l’intero popolo videoludico.
Pur non esente da qualche pecca (soprattutto a livello di narrazione), un comparto tecnico di primordine, l’azione frenetica ed incalzante resa meno ripetitiva dall’ottimo level design, sono il cavallo di battaglia del gioco targato Epic Games.
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di Emanuele Cabrini