Tomb Raider

TOMB RAIDER RECENSIONE PLAYSTATION, SATURN, PC, PSN - Sviluppato da Core Design e pubblicato da Eidos nel 1996 per, Sega Saturn, PlayStation e PC, Tomb Raider ha dato origine ad un vero fenomeno mediatico: Lara Croft.
Forse per la qualità stessa del videogioco, o forse per il “Girl Power” che tanto andava di moda in quegli anni, la giovane archeologa inglese protagonista del gioco è diventata un’icona mondiale, guadagnandosi centinaia di prestigiose copertine (non solo di riviste di videogiochi). Il successo si è spinto poi in molti altri ambiti (fumetti, gadget, action figures) culminando nell’universo hollywoodiano con (per il momento) due film interpretati da Angelina Jolie.
Ma cosa aveva Tomb Raider di tanto interessante?
IL NUOVO INDIANA JONES
Innanzitutto il contesto narrativo ha permesso di dar vita ad una trama non particolarmente originale, ma coinvolgente e soprattutto (considerata l’ambientazione) affascinante: come il collega Indiana Jones, anche Lara è una cercatrice di tesori per nulla intimorita nell’andare ad esplorare sepolcri e altri luoghi misteriosi e pieni di pericoli.
La nostra avventura ha inizio in Perù (nelle vicinanze della tomba di Qualopec) alla ricerca di uno dei tre frammenti che compongono il talismano di Scion, un prezioso artefatto che, secondo la leggenda, proviene direttamente da Atlantide.
Sulla sua strada troverà però gli uomini di Jacqueline Natla, una donna d’affari pronta a tutto pur di entrare in possesso dell’antico manufatto.
Tra mille peripezie, Tomb Raider ci porterà anche nei luoghi storici della Grecia e dell’ Egitto, fino ad arrivare nella già citata Atlantide. Il fascino di Tomb Raider e degli spazi tridimensionali in esso esplorati, deriva dal sapiente level design e dal massiccio uso di espedienti grafici, allora piuttosto innovativi, quali ad esempio il textures mapping. Questa tecnica ha permesso di rendere più credibili i templi, le caverne e tutti gli altri ambienti, ricoprendoli con una serie di particolari (geroglifici, ideogrammi, muschi, affreschi…) capaci di aumentare il carisma generale dell’opera.
Tomb Raider non avrebbe però suscitato così tanto scalpore se non ci fossero state Lara Croft e le sue curve (ai tempi un po’spigolose); inoltre le splendide animazioni e l’ ampio parco di movimenti, rendevano divertente, agile e veloce l’esplorazione degli ampi livelli, alla ricerca di leve, chiavi o passaggi nascosti.
Il gameplay era un accorto miscuglio di azione e shooting in terza persona, con un’attenta collocazione dei nemici ed un buon numero di enigmi da risolvere.
Una critica (per quanto riguarda la versione console) sollevata in passato da alcuni giocatori, riguarda i Cristalli di Salvataggio, presenti in un numero abbastanza esiguo.
Tomb Raider è uno di quei titoli che dimostra quanto un videogame possa spingersi oltre il solo scopo di intrattenimento ludico. Ma al di là del cerchio mediatico creatosi attorno alla protagonista, vogliamo ricordare questo gioco per le idee, l’impegno e l’ottimo lavoro svolto dai programmatori di Core Disign.
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di Emanuele Cabrini