Storia del ColecoVision

Nel 1932 Maurice Greenberg fonda Coleco (acronimo di Connecticut Leather Company), società americana nata con lo scopo di produrre scarpe e borse di pelle. Gli affari vanno piuttosto bene e nel corso degli anni l’azienda si espande diventando leader nel mercato delle piscine per esterni e degli attrezzi sportivi.

La svolta si intravede nel 1968 quando Arnold Greenberg, dopo aver ricevuto dal padre (nel ’66) le redini dell’azienda, acquisisce la Eagle Toys, società produttrice di flipper e giochi elettromeccanici.

L’interesse di Coleco verso il settore dell’intrattenimento elettronico inizia così a crescere, culminando nel 1976 con l’introduzione della Telstar, una console piuttosto economica e basata su un chip (l’AY-3-8500 prodotto dalla General Instrument) capace di riprodurre una serie di varianti di Pong, uno dei videogame più famosi negli anni settanta.
Telstar riscuote un discreto successo, tanto che, in soli due anni, vengono commercializzati più di dieci differenti modelli. La produzione viene interrotta nel 1978, quando le vendite del Telstar crollano drasticamente in seguito all’arrivo dell’ Atari 2600, una console rivale che, merito delle cartucce intercambiabili, in poco tempo diventa leader incontrastata del mercato.

Tuttavia Coleco non si da per vinta, iniziando la progettazione di una nuova piattaforma altamente competitiva. Verso la fine del 1981 la società guidata da Arnold Greenberg ottiene un accordo con Nintendo per portare, in esclusiva sulla futura console Coleco, la versione casalinga di Donkey Kong, uno dei cabinati più in voga all’inizio degli anni ottanta.

Nell’Agosto del 1982 esce negli Stati Uniti d’America il ColecoVision, una console a cartucce intercambiabili, che grazie alle sue potenzialità (tra cui un microprocessore da 8-bit Zilog Z80A da 3,58 MHz supportato da una RAM di 8Kb e una memoria video di 16Kb) riesce a riprodurre fedelmente alcuni grandi classici da sala giochi, tra cui proprio Donkey Kong (incluso nella confezione del ColecoVision).
Oltre al titolo sviluppato da Nintendo, il successo del ColecoVision è merito di altre perfette conversioni di classici arcade quali ad esempio Zaxxon e Lady Bug.


La console viene esportata in Europa dalla CBS Electronics, che ribattezza la piattaforma col nome CBS ColecoVision. Le vendite globali sono da subito molto incoraggianti, tanto che a Natale del 1982 la console ha già piazzato più di 500.000 unità.

Oltre ai giochi di ottima fattura, un innovativo punto di forza del ColecoVision sono i moduli di espansione. Poco dopo l’uscita della console viene commercializzato l’Expansion Module #1, un componente aggiuntivo che rende il ColecoVision un sistema compatibile con quasi tutti i giochi dell’Atari 2600.

A causa del Expansion Module #1, Coleco viene citata in giudizio da Atari, ma, nonostante tutto, la società di Arnold Greenberg ottiene il permesso di continuare a vendere il modulo di espansione. Non contenta, sempre nel 1982 Coleco immette sul mercato un clone dell’Atari 2600 chiamato Gemini Videogame System.

L’Expansion Module #2 consiste invece in un volante con pedaliera da attaccare al ColecoVision. Incluso nella confezione si trova Turbo, un gioco di guida sviluppato da Sega.

Nel 1983 esce l’Expansion Module #3 che trasforma il ColecoVision in un home computer (chiamato Adam) con tanto di tastiera, stampante e lettore per cassette. Venduto in due soluzioni (come pacchetto completo di console più modulo espansione, oppure solo come add-on) purtroppo l’Adam si rivela un flop a causa della scarsa reperibilità nei negozi, causando notevoli perdite economiche a Coleco.

Tra gli accessori ufficiali del Colecovision troviamo inoltre:
il Super Action Controller, un joystick munito di tastiera numerica venduto insieme al gioco Super Action Baseball.

il Roller Controller, una speciale rotella da utilizzare con particolari videogame come ad esempio Slither.
Purtroppo tra la fine del 1983 ed il 1984 l’intero mondo dei videogiochi entra in un grave periodo di crisi. Nonostante la potenza tecnica, e nonostante le ottime vendite (in soli due anni la console vende circa sei milioni di unità), il ColecoVision esce di produzione nell’84.
I sistemi Coleco vengono venduti fino all’Ottobre del 1985, dopodiché la società abbandona il mondo dei videogiochi per andare ad investire in quello delle bambole.

Dopo l’uscita di produzione del ColecoVision, Telegames (una società inglese) acquista i diritti della console. Insieme alla Bit Corporation, nel 1986 Telegames lancia il Dina, un clone del ColecoVision (con tanto di joypad simili a quelli del Nintendo Famicom) venduto tramite posta.
Nel 1988 il Dina cambia nome in Telegames Personal Arcade.